In un mio articolo del 13 ottobre 2022, (“La fuoriuscita di grandi imprese dalla Borsa italiana e l’istituto del delisting”, IUS – Societario, Giuffré Francis Lefebvre, https://ius.lefebvregiuffre.it/dettaglio/10054637/la-fuoriuscita-di-grandi-imprese-dalla-borsa-italiana-e-listituto-del-delisting) avevo segnalato il preoccupante fenomeno del delisting, cioè dell’allontanamento volontario delle imprese dalla Borsa, che in Italia stava assumendo dimensioni molto rilevanti soprattutto per le imprese di grandi dimensioni. A fare allora notizia furono le decisioni del Gruppo di Diego Della Valle, la Tod’s S.p.A., e di Exor, la cosiddetta cassaforte della famiglia Agnelli, di lasciare Piazza Affari. Negli anni questo fenomeno non si è attenuato, anzi, è di molto cresciuto ed oggi riguarda non solo le grandi imprese ma anche quelle di medie e piccole dimensioni.
Trattasi, è bene ribadirlo, di delisting volontario, nonché del delisting disciplinato dall’art. 133 del T.U.F. (Esclusione su richiesta dalle negoziazioni), il quale prevede che le società italiane con azioni quotate nei mercati regolamentati italiani, previa deliberazione dell’assemblea straordinaria, possono richiedere l’esclusione dalle negoziazioni dei propri strumenti finanziari, secondo quanto previsto dal regolamento del mercato, se ottengono l’ammissione su altro mercato regolamentato italiano o di altro paese dell’Unione Europea, purché sia garantita una tutela equivalente degli investitori, secondo i criteri stabiliti dalla CONSOB con regolamento.
Ebbene, lo scorso 9 febbraio la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB) ha diramato un comunicato stampa (Osservatorio PMI e Mercato dei Capitali PMI e Borsa: tra opportunità e fuga i numeri che l’Italia non può ignorare – https://www.consob.it/web/consob/dettaglio-news/-/asset_publisher/hZ774IBO5XPe/content/comunicato-stampa-del-9-febbraio-2026/10194) con il quale dà conto del Primo Rapporto dell’Osservatorio “Pmi e Mercato dei Capitali”, istituito da Consob e CeTIF – Università Cattolica, per analizzare, per la prima volta in modo sistematico, le condizioni di accesso e permanenza delle Piccole e Medie Imprese italiane nei mercati dei capitali. Si tratta di un lavoro frutto di un anno di ricerca, con il contributo del Comitato Scientifico e di uno Stakeholder Group che riunisce associazioni, istituzioni, operatori di mercato e università. In esso è emerso, tra le altre cose, che tra il 2023 e la prima metà del 2025 sono entrate nel mercato azionario sessantadue PMI, mentre nello stesso arco temporale ottantasei PMI sono uscite dalla Borsa, con una perdita complessiva di oltre 44 miliardi di euro di capitalizzazione. Secondo il rapporto le cause principali del delisting sono le seguenti: scarsa liquidità, valutazioni non allineate ai fondamentali e crescente attrattività del private equity, capace di offrire premi significativi e maggiore flessibilità gestionale. Dal rapporto emergono anche alcuni elementi che potrebbero riportare capitali verso le PMI: il ritorno dei flussi positivi nei PIR (Piani Individuali di Risparmio), l’avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (oltre un miliardo dal 2026), la riduzione dei tassi e un miglioramento atteso degli utili durante il 2026.
La Consob evidenzia come il Rapporto entri nel merito della propensione all’innovazione del settore: vengono riportati gli elementi di ritardo, come la spesa privata in Ricerca e Sviluppo che rimane più bassa della media europea, e gli elementi di ripresa, come la crescita del venture capital italiano, il cui volume è ancora sottodimensionato rispetto a quello di Francia e Germania. Si stima, pertanto, che le PMI innovative realizzino migliori prestazioni, ma che esse incontrino difficoltà ad accedere al capitale di rischio.
La Consob segnala come il Rapporto proponga alcune direzioni di intervento quali:
- Aumentare la presenza di investitori istituzionali, inclusi fondi pensione e assicurazioni.
- Sostenere e stabilizzare strumenti come Pir ed Eltif (European Long Term Investment Fund), che hanno già dimostrato efficacia nel canalizzare risparmio verso le PMI.
- Favorire la crescita dimensionale delle imprese per aumentarne l’attrattività sui mercati.
- Rafforzare gli standard di qualità all’ingresso, per incrementare la reputazione del mercato.
- Supportare la formazione degli imprenditori, soprattutto nei primi anni successivi alla quotazione.
Personalmente, in aggiunta a quanto suggerito dalla Consob, ritengo che anche il completamento del mercato comune dei capitali e l’unificazione della normativa fiscale di tutti i Paesi UE potrebbero contribuire significativamente ad attenuare il delisting non solo per le grandi imprese ma anche per quelle medio piccole, posto che in tal modo si potrebbe, se non altro, reindirizzare il flusso dei capitali in fuga verso il mercato europeo.
Infine, il Rapporto di Enrico Letta, Much more than a Market (2024), il quale propone l’istituzione di un unico diritto commerciale in ambito UE ed il Rapporto di Mario Draghi sul futuro della competitività europea (2024), oggi finalmente oggetto di seria considerazione da parte delle istituzioni comunitarie, se almeno in parte attuati, potrebbero essere la spinta decisiva per la soluzione di problematiche difficilmente risolvibili in chiave nazionale.
Avv. Girolamo Lazoppina
Prof. a c. Università degli Studi di Firenze
