Immigrazione per lavoro a Malta: Carta Blu UE, canali KEI e SEI e la condanna di Strasburgo

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Il quadro maltese dell’immigrazione per lavoro si è mosso su più fronti negli ultimi mesi: dalla chiusura di alcuni canali di ingresso al recepimento della nuova Carta Blu UE, fino a una condanna della Corte di Strasburgo che mette in discussione la tenuta del sistema di ricorsi. Ecco che cosa è cambiato per i datori di lavoro e per i cittadini di paesi terzi.

Stop ai nuovi permessi per tassisti e rider

Nel luglio 2024, il Ministero degli Affari interni, della Sicurezza e dell’Occupazione, insieme a Jobsplus, ha annunciato misure relative al permesso unico per i cittadini di paesi terzi che intendono lavorare come tassisti e corrieri per la consegna di cibo. Il mercato di questi profili era saturo e le nuove richieste venivano respinte. Oggi restano in lavorazione i rinnovi dei contratti già esistenti, mentre non si esaminano né nuove domande né richieste di cambio di datore di lavoro.

La procedura di residenza per i cittadini di paesi terzi

La richiesta di residenza per i cittadini di paesi terzi avviene tramite l’apposito Portale per gli espatriati dell’agenzia Identità. Il datore di lavoro compila e carica i documenti e può incaricare una società di presentare e monitorare le domande per suo conto, in via telematica. Il richiedente si presenta di persona una sola volta, nelle fasi finali della procedura, previo appuntamento prenotabile online. Nella stessa logica di semplificazione, dall’ottobre 2023 anche i cittadini UE presentano domanda tramite un nuovo Portale per gli espatriati, al posto della precedente procedura via e-mail.

Il recepimento della nuova Carta Blu UE

La direttiva (UE) 2021/1883, che sostituisce la direttiva 2009/50 sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei cittadini di paesi terzi per lavoro altamente qualificato, è stata recepita a Malta con il regolamento EUBC, adottato nel dicembre 2023. Tra le modifiche di maggior rilievo: la durata minima del contratto di lavoro scende da un anno a sei mesi; la validità iniziale della Carta Blu UE non può essere inferiore a 24 mesi (prima erano 12), salvo che il contratto abbia durata inferiore, nel qual caso la Carta vale per la durata del contratto più tre mesi; il titolare di una Carta Blu UE rilasciata da un altro Stato membro può soggiornare a Malta fino a 90 giorni per svolgere un’attività professionale senza bisogno di ulteriori autorizzazioni oltre alla Carta stessa.

I due canali per i profili qualificati: KEI e SEI

Nel gennaio 2024 Identità ha lanciato il SEI (Specialist Employee Initiative), un percorso accelerato alternativo per i cittadini di paesi terzi altamente qualificati che non rientrano nei requisiti del KEI. È ammesso al SEI chi percepirà una retribuzione lorda annua di almeno 30.000 euro ed è in possesso di una qualifica di livello 6 o superiore del Malta Qualifications Framework (MQF) in un’area direttamente collegata al lavoro offerto, oppure di titoli equivalenti a un livello MQF inferiore al 6 ma pertinenti alla mansione, accompagnati da almeno tre anni di esperienza nel ruolo. Il KEI (Key Employee Initiative) resta invece riservato alle posizioni dirigenziali o altamente tecniche, con retribuzione annua lorda non inferiore a 45.000 euro.

La condanna di Strasburgo: il caso JB e altri c. Malta

Una pronuncia di rilievo, emessa il 22 ottobre 2024 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso JB e altri c. Malta (ricorso n. 1766/23) ha stabilito, tra l’altro, che la Commissione d’appello per l’immigrazione (Immigration Appeals Board, IAB) non soddisfa i requisiti di indipendenza e imparzialità. Il caso riguardava sei cittadini del Bangladesh giunti a Malta dopo un salvataggio in mare nel novembre 2022 e trattenuti in attesa della verifica dei documenti. I ricorrenti lamentavano che il riesame dell’ordine di trattenimento da parte dell’IAB risultasse inefficace a causa dei legami dell’organo con il governo. La Corte ha ritenuto fondate le censure e ha individuato nella carenza di una procedura adeguata di nomina dei componenti una violazione dei diritti tutelati dalla Convenzione, indicando anche alcune misure per rientrare nella legalità.