L’ultimo anno ha messo in movimento la fiscalità societaria portoghese su tre fronti: controlli più incisivi, sentenze di peso e un uso sempre più tecnico della pianificazione fiscale. Per chi opera in Portogallo, o vi detiene partecipazioni e immobili, sono sviluppi che ridisegnano il terreno di gioco.
Controlli più stretti e stretta sull’elusione
L’amministrazione finanziaria portoghese ha rafforzato la vigilanza sulla pianificazione fiscale aggressiva. Il bersaglio principale è la proprietà di immobili portoghesi tramite strutture offshore. Grazie allo scambio automatico di informazioni, il Fisco ha riqualificato diverse strutture che passavano per giurisdizioni come il Delaware e Panama, tassando le persone fisiche portoghesi che ne erano i reali beneficiari. Il messaggio è netto: la titolarità opaca e gli schemi privi di sostanza economica non reggono più.
L’orientamento si inserisce in una tendenza più ampia. La sostanza economica di una struttura — persone, funzioni e decisioni effettivamente radicate in una giurisdizione — è ormai il metro con cui l’amministrazione ne misura la legittimità. Chi detiene immobili o partecipazioni in Portogallo per il tramite di veicoli esteri deve poter dimostrare che dietro l’involucro societario esista un’attività reale, e non solo uno schermo pensato per ottimizzare il prelievo.
Le sentenze che pesano: ritenute sui fondi non residenti
Il fronte giurisprudenziale ruota attorno al trattamento discriminatorio delle ritenute sui fondi d’investimento non residenti. Dopo la pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea nel caso AllianzGI-Fonds AEVN (causa C-545/19, sentenza del 17 marzo 2022), che ha ritenuto incompatibile con la libera circolazione dei capitali la ritenuta portoghese sui dividendi distribuiti a organismi di investimento collettivo non residenti, il 2025 ha visto proseguire l’ondata di istanze di rimborso da parte dei fondi esteri.
I procedimenti amministrativi restano aperti e gli aspetti procedurali — i termini di decadenza e gli standard documentali in tutti i procedimenti — hanno assunto un rilievo crescente. Il Portogallo non ha riscritto in profondità il proprio sistema di ritenute, ma l’esposizione concreta ai rimborsi ha reso la tassazione dei dividendi transfrontalieri un capitolo sensibile anche sul piano dei conti pubblici.
Per i fondi esteri che hanno percepito dividendi di fonte portoghese la finestra dei rimborsi resta concretamente aperta. La richiesta va però costruita su una documentazione solida e attenta alle decadenze: è sul terreno procedurale, più che su quello di principio ormai consolidato, che oggi si giocano gli esiti.
Le novità legislative: l’IRC scende verso il 17%
Sul piano normativo la direzione è l’alleggerimento del carico sulle società. L’aliquota generale dell’IRC — l’imposta sul reddito delle società portoghese — scende gradualmente: 20% nel 2025, 19% nel 2026, 18% nel 2027 e 17% dal 2028, secondo il calendario fissato dalla Legge n. 64/2025 del 7 novembre. Per le piccole e medie imprese l’aliquota agevolata sui primi 50.000 euro di reddito imponibile passa dal 16% al 15% a partire dal 2026. È una scelta coerente con la strategia di rendere il Paese più competitivo e attrattivo per gli investimenti.
Accanto alla leva sull’aliquota, restano centrali gli incentivi. Il regime ICE (Incentivo à Capitalização das Empresas) premia il rafforzamento patrimoniale delle imprese: consente di dedurre dal reddito imponibile un importo pari all’Euribor medio a 12 mesi maggiorato di uno spread del 2%, applicato all’aumento netto del capitale proprio idoneo. Per renderlo più incisivo, la deduzione è maggiorata del 50% nei periodi d’imposta 2024 e 2025 e del 20% nel 2026, entro un tetto annuo pari al maggiore tra 4 milioni di euro e il 30% dell’EBITDA fiscale, con riporto dell’eccedenza nei cinque anni successivi.
Il SIFIDE II continua a rappresentare uno degli strumenti portoghesi più competitivi a sostegno della ricerca e dello sviluppo, pur con un controllo documentale più rigoroso, una valutazione tecnica più dettagliata dei progetti ammissibili e un maggiore coordinamento tra l’amministrazione finanziaria e le agenzie per l’innovazione.
Sul versante internazionale, il Portogallo ha completato il quadro dell’imposta minima globale (Pillar Two): a settembre 2025 è stato approvato il modello di registrazione per i relativi adempimenti, segno che anche i gruppi di maggiori dimensioni devono ora misurarsi con obblighi dichiarativi aggiuntivi.
Il quadro per le imprese
Ne esce un Portogallo che abbassa l’aliquota ma stringe sui comportamenti. La convenienza fiscale resta e, con il calo dell’IRC, aumenta; diminuisce lo spazio per le strutture prive di sostanza. Per chi pianifica investimenti o detiene immobili nel Paese, la direzione è chiara: assetti trasparenti e ben documentati.
