Sede legale nel Regno Unito: il nuovo quadro per il trasferimento delle società

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Il trasferimento della sede legale è il processo con cui una società sposta il proprio luogo di incorporazione in un’altra giurisdizione, mantenendo la stessa identità giuridica senza creare un nuovo soggetto.

Molti Paesi hanno già adottato meccanismi simili, tra cui Canada, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia, Lussemburgo, Malta, Cipro e varie giurisdizioni offshore come Jersey, Guernsey, Isola di Man, Isole Cayman, Bermuda e Isole Vergini britanniche.

Attualmente, il Regno Unito non offre uno strumento che consenta a una società estera di trasferirsi mantenendo la continuità giuridica.

Attualmente, una società straniera che desidera stabilirsi nel Regno Unito deve costituire una nuova entità legale, trasferire tutti gli asset, le passività, i contratti e il personale e, successivamente, chiudere la società originaria.

Questo percorso è complesso, costoso e lungo, rappresentando spesso un ostacolo significativo che scoraggia le imprese dal considerarlo praticabile.

Fino al 31 dicembre 2020, le società costituite in uno Stato dello Spazio Economico Europeo potevano trasferire la sede legale nel Regno Unito mediante una procedura semplice ed efficiente.

Con la fine del periodo di transizione della Brexit, questo quadro normativo è stato abrogato senza sostituzione, rendendo l’opzione non più disponibile.

Il nuovo regime proposto intende colmare questa lacuna, facilitando l’ingresso delle imprese estere nel Regno Unito e riducendone i costi.

L’obiettivo è rendere il sistema più attrattivo e competitivo, contribuendo alla crescita economica del Paese.

Un meccanismo di trasferimento della sede legale potrebbe consentire alle imprese di risparmiare tra il 50% e il 90% dei costi attuali, evitando il trasferimento formale delle attività e limitando l’impatto fiscale. Inoltre, questo regime consentirebbe al Regno Unito di allinearsi alle pratiche di molte giurisdizioni internazionali.

L’introduzione di un regime per il trasferimento della sede legale nel Regno Unito non è una novità assoluta.

Nel 2021 il governo ha avviato una consultazione pubblica per valutare l’adozione di questo strumento e definirne le modalità operative.

Il riscontro è stato generalmente favorevole e, a fine 2023, è stato istituito un gruppo di esperti per analizzare gli aspetti tecnici.

Le conclusioni sono state pubblicate in un rapporto di ottobre 2024, che contiene raccomandazioni dettagliate.

L’attuale fase di consultazione si basa su queste indicazioni e il governo sembra intenzionato a recepirle nella maggior parte dei casi. Un’importante eccezione, però, riguarda l’impossibilità di prevedere trasferimenti di sede all’estero, tema escluso dall’ambito di applicazione del nuovo regime.

La proposta è caratterizzata dalla natura unidirezionale: il meccanismo sarebbe utilizzabile solo per trasferimenti in ingresso.

In sintesi, le società straniere potrebbero stabilire la sede legale nel Regno Unito, mentre le società britanniche non potrebbero trasferirsi all’estero tramite questo strumento.

Questa impostazione riflette una scelta politica precisa.

Sebbene un sistema bidirezionale offra maggiore flessibilità e attrattiva per le imprese, il governo ritiene che i potenziali effetti negativi sull’economia nazionale superino i benefici.

Questa decisione ha suscitato critiche, poiché molte risposte alla consultazione del 2021 e il gruppo di esperti si erano espressi a favore di un modello reciproco.

Secondo le proposte, le società costituite fuori dal Regno Unito potranno richiedere il trasferimento della sede legale se soddisfano determinate condizioni.

Innanzitutto, sarà necessario dimostrare solidità finanziaria: la società non dovrà essere coinvolta in procedure concorsuali o di ristrutturazione, come liquidazioni o amministrazioni controllate.

Gli amministratori dovranno fornire una dichiarazione formale che attesti la capacità dell’impresa di far fronte ai debiti, sia al momento della richiesta sia in un periodo successivo.

Inoltre, la società, gli amministratori, i soggetti con controllo significativo e i soci non devono essere destinatari di sanzioni, misure restrittive o provvedimenti che limitino l’attività.

Un ulteriore requisito riguarda la normativa del Paese di origine: il trasferimento deve essere consentito dall’ordinamento in cui la società è costituita.

Le proposte non prevedono soglie dimensionali minime, requisiti di presenza economica effettiva o periodi minimi di attività.

Non sono previste limitazioni in base alla giurisdizione di provenienza delle società che intendono trasferirsi.

Le società che intendono trasferire la sede legale nel Regno Unito dovranno presentare una richiesta presso la Companies House.

La procedura richiederà le stesse informazioni previste per la costituzione di una nuova società, integrate da ulteriori elementi a dimostrazione dell’esistenza dell’entità e della sua situazione patrimoniale.

Le informazioni richieste includono una dichiarazione di solvibilità degli amministratori, i dati identificativi completi della società (denominazione, numero di registrazione, giurisdizione, data di costituzione) e lo storico delle modifiche alla forma giuridica, alla sede o al nome.

Si dovranno fornire dettagli sulle passività in essere o sulle garanzie, informazioni sul capitale sociale e copia dei provvedimenti giudiziari che continueranno a produrre effetti dopo il trasferimento. Sarà inoltre necessario attestare che l’ordinamento di provenienza consente il trasferimento.

Quanto alla forma societaria, l’impresa potrà scegliere tra le opzioni previste dal diritto britannico, quali la società per azioni privata o pubblica o la società a responsabilità illimitata, purché ne rispetti i requisiti. Non sarà possibile adottare la forma di società a responsabilità limitata per garanzia.

Una volta approvata la domanda, la Companies House emetterà un certificato che formalizzerà il trasferimento della sede legale, rendendo la società a tutti gli effetti costituita nel Regno Unito.

Successivamente, l’impresa dovrà cancellarsi dal registro delle imprese del Paese di origine entro 60 giorni; in caso contrario, la registrazione nel Regno Unito potrà essere annullata.

Il trasferimento garantisce la continuità dell’entità societaria: la società mantiene identità legale e tutti i rapporti giuridici in essere, inclusi beni, diritti, obbligazioni, contratti e debiti.

Anche eventuali procedimenti giudiziali, le deleghe e i poteri già conferiti continueranno a produrre effetti. Me attirerà soprattutto la società interessata a stabilirsi nel Regno Unito, evitando le complessità giuridiche e fiscali tipiche di tali operazioni.

L’interesse sarà probabilmente maggiore tra i grandi gruppi multinazionali, che potrebbero trasferire la sede del capogruppo o riorganizzare la struttura, ad esempio spostando la sede delle holding intermedie.

Si prevede, invece, un minore utilizzo da parte delle imprese operative, per cui il trasferimento comporta anche lo spostamento delle attività, con difficoltà organizzative e costi aggiuntivi.

Il governo ritiene che il regime possa essere particolarmente attrattivo per alcune holding domiciliate in giurisdizioni offshore, spesso caratterizzate da regimi fiscali agevolati o da requisiti di trasparenza ridotti.

L’aumento della pressione internazionale su questi centri, sia in termini di reputazione sia di obblighi di sostanza economica, potrebbe incentivare tali società a trasferirsi nel Regno Unito.

Le società che valutano il trasferimento devono considerare che, una volta completato il processo, saranno integralmente soggette alla normativa societaria del Regno Unito.

Questo comporta l’adeguamento agli obblighi operativi che potrebbero differire sensibilmente da quelli previsti dall’ordinamento di provenienza.

Ad esempio, almeno uno degli amministratori deve essere una persona fisica e sono previste ulteriori limitazioni alla nomina degli organi gestionali, che entreranno a breve in vigore. Gli amministratori devono inoltre essere sottoposti a verifica dell’identità prima della nomina e conoscere i propri doveri legali e fiduciari, come previsto dal Companies Act 2006.

Un altro aspetto da considerare è l’elevato livello di trasparenza richiesto: molte informazioni societarie devono essere rese pubbliche tramite i registri della Companies House.

Dal punto di vista pratico, il regime consente esclusivamente trasferimenti in entrata. Le imprese dovrebbero intraprendere questo percorso solo se intendono stabilirsi nel Regno Unito in modo stabile, poiché un eventuale trasferimento successivo in un’altra giurisdizione non risulterebbe agevole.

Il governo intende introdurre il nuovo quadro normativo per il trasferimento della sede legale nel minor tempo possibile.

Tuttavia, la consultazione evidenzia che l’adozione della normativa primaria e l’adeguamento dei sistemi di Companies House richiederanno tempi non immediati.

Il regime proposto rappresenta comunque un’evoluzione rilevante e, sotto molti aspetti, favorevole per il diritto societario britannico.

Se implementato efficacemente, potrebbe eliminare un ostacolo storico agli investimenti esteri e rendere il Regno Unito una destinazione più competitiva per le imprese internazionali.

Restano da chiarire aspetti cruciali, in particolare quelli relativi al trattamento fiscale delle società che effettuano il trasferimento.

Una volta definita la struttura giuridica del regime, sarà necessario valutare eventuali interventi sulla normativa tributaria, probabilmente tramite una consultazione dedicata.

Infine, la scelta di limitare il regime ai soli trasferimenti in entrata potrebbe ridurne l’attrattività, poiché alcune imprese potrebbero esitare a stabilirsi in una giurisdizione dalla quale non è semplice uscire.